venerdì 16 gennaio 2009

So long


Qualche settimana addietro un'amica mi ha dato il suo indirizzo di blog. Sarà che magari ha una scrittura piacevole o vuoi per chi sa quale motivo, ma il fatto mi è piaciuto talmente che, passati pochi giorni, eccomi qua con il Blog "So long".So long, per chiunque sia pratico di fumetti western è il saluto con cui si può identificare Ken Parker.


Non è mia intenzione spiegare chi è Ken Parker. Chiunque potrà avere informazioni più esaurienti di quante ne possa dare ricercandolo su un banale motore di ricerca.Basti sapere che, uscito nel 1977, ha avuto una lunga e travagliata storia editoriale, con numerose interruzioni e riprese a causa di una qualità delle storie che mal si conciliava con la rigidità delle uscite mensili.Nelle tipica contrapposizione e classificazione tra destra e sinistra che ancora oggi, di tanto in tanto, avviene è stato classificato come un fumetto di sinistra, spesso contrapposto al più autoritario Tex Willer. Di sicuro si sente che ha avuto la gestazione nel '68, ma i temi di cui tratta (razzismo, omosessualità, pena di morte, lotta dei lavoratori, amicizia, militarismo, ecologismo, solo per citarne alcuni) i valori che esprime nonchè le contraddizioni di cui non è privo lo rendono universale ed ancora attuale. Se da un lato si sente che è figlio del '68 dall'altro si sente che è figlio di un genovese. Perchè come nelle canzoni di De andrè, spesso, i veri protagonisti delle storie di KP, sono gli emarginati.
Bene ora che vi ho spiegato che cosa è Ken Parker contraddicendo quanto scritto nelle poche righe sopra, vorrei invece scrivere di come l'ho conosciuto.
Ero in quarta superiore allorchè, per il ponte del 1° Maggio, un mio compagno di classe invitò me ed altri compagni nelle sua casa alle "acque striate" per la classica "bracciolata" fuori le mura. Sarà che nella vita sono un po come ero nello scuola: andavo bene in tutto ma non eccellevo in niente, sarà che il luogo già di per se è il classico locus amoenus petrarchesco e la casa ancor di più, sarà per il sigaro che fumava il mio compagno che me lo faceva sembrare ai miei occhi un misto di Wiston Churchill e Fidel Castro e sarà che, invece , il mio compagno eccelleva in storia ed attualità politica, che in breve mi affascinai dei suoi discorsi e delle sua personalità da giovane Che guevara. Tra i vari discorsi oltre al Tex e alle canzoni dei R.E.M. comparve questo fantomatico fumetto di suo padre ormai non più disponibile nelle edicole. Uscii da quella giornata con il chiaro intento di acquisire anche io una personalità così affascinante. E la mia scalata culturale sarebbe iniziata dall'acquistare i fumetti. (NON AGGIUNGO ALTRO)
Infatti passarono dua anni prima che, nel tentativo di passare il tempo in seguito all'ennesimo ritardo del treno, comprai Tex Willer. Ma ormai il virus mi aveva contagiato e, non appena seppi, leggendo sulla Repubblica, che la Panini Comics ristampava in ordine cronologico tutte le storie di KP mi decisi che dovevo acquistarle.
All'epoca frequentavo lla facoltà di Economia e di Architettura. No, non ero e non sono un genio, ma semplicemente ad Architettura studiava la mia fidanzata e per questo erano frequenti i miei spostamenti tra le due facoltà. Al mattino, sceso a Brignole l'accompagnavo fino a stradone S. Agostino eppoi via rapido a seguire le lezione del mattino. Alla sera invece, sfruttando i tempi biblici delle lezioni di Achitettura, dopo aver alternato nella biblioteca di Economia lo studio con la navigazione su internet , iniziavo il percorso inverso del mattino. Ma non più per la strada più breve ma perdendomi, a secondo della stagione e dell'umore, tra l'Expo o i vicoli. Generalmente nel periodo invernale preferivo di gran lunga la seconda opzione e, fischiettando mentalmente De Andrè, mi addentravo nel ventre di Genova alla scoperta dei vicoletti, dei locali caratteristici erispondendo con un sorriso ai "Ciao Bello" delle prostitute di via della Maddalena e di vico della Rosa. Era Aprile allorchè, trovandomi immancabilmente a studiare Macroeconomia ad Architettura, decisi di capitolare all'invasione di modellini per la prova finale del laboratorio di progettazione. Sentendomi come una spia tra le linee nemiche, risposto il mio bel libro di Macroeconomia in un banco della biblioteca, decisi di andare a fare un giro per i vicoli.
Disceso Stradone S. Agostino, nell'angolo con via dei Giustiniani, la presenza dell'edicola mi fece venire in mente che mi ero assunto l'impegno di comprare Ken Parker. Ritornato in facoltà abbandonai totalmente il libro di Macro ed iniziai la lettura. Della prima storia dell'albo devo dire che capii poco sebbene, alcune particolari angolazioni delle vignette, mi lasciarono piuttosto colpito. Fu con la seconda che, grazie al tratto deciso di Milazzo, alla vignetta del Parlamento americano in cui si riprendeva l'episodio della scarpa che vide coinvolto Kruscev all'Onu, all'inusuale finale e alla lettera di Chiara un'ammiratrice della seconda edizione che KP mi entrò definitivamente nel cuore. (a posteriori devo dire che fu un bene iniziare dall'albo n°2 perchè il primo non è propriamente uno dei capolavori della serie)

Mi accompagnò con cadenza mensile per più di quattro anni vedendo la laurea, l'entrata nel mondo lavorativo, la fine di un amore, la nascita e la fine di un altro ancora più importante.Ogni episodio è legato a qualche ricordo. Ogni storia, dai capolavori, (Il Respiro il sogno: quattro episodi muti legati alle stagioni con cui raggiunge il vertice della poesia nel fumetto, Sciopero, Adah.....) alle storie meno riuscite, avevano comunque qualcosa da regalarmi grazie anche alle lettere della posta. E a ben vedere anche il finale che in realtà non finisce e lascai incompiuta la saga lo relega al mito dell'immortalità perchè, si sa, prima o poi i miti e gli eroi ti tradiscono,ma non tu Ken.

Grazie

P.s

per chiunque seguirà questo blog avrà un aggiornamento settimanale.

SO LONG

2 commenti:

  1. Uhm...forse ho anche capito chi sei. Non era difficile. ;o)

    RispondiElimina
  2. nonostante il nome d'arte :0)

    RispondiElimina